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Sasà, la scomodità che ci interpella (Don Ivan Rauti)

Caro Sasà,
che fatica imparare a distinguere fra persona e personaggio.
Per molti tu eri un personaggio, in pochi si sono resi conto che eri una persona.
Tutti pronti a denunciare la situazione inaccettabile in cui ti trovavi a vivere, come se le soluzioni fossero gli articoli sui giornali o le catene, spesso autoreferenziali, di solidarietà sui social.
MI fa rabbia tutto ciò...perché quando abbiamo provato a chiedere aiuto molti si stringevano poi nelle spalle, raccontando di liste d'attesa, di inghippi burocratici, di carte, di uffici, di parole.
Spesso siamo pronti ad avere le mani aperte, ma le teniamo pulite.
Nessuno ci deve toccare.
E tu, diciamocelo, eri troppo scomodo.
E in molti preferiscono ricordare il tuo sorriso e la tua gentilezza, per non sentirsi addosso il peso di non aver voluto muovere un dito.
Ho letto che più di qualcuno ha scritto che la tua morte in stato di abbandono è una sconfitta per tutti: la ritengo un'altra grossa ipocrisia.
È la tua vita che è stata una sconfitta per tutti, un pugno nello stomaco, un calcio al bassoventre di questo piccolo mondo borghese, che si mette la maschera di eroe in campagna elettorale, e uccide i suoi figli quando non producono alcun utile.
La verità è che nessuno sapeva niente di te, Sasà, e quel che è peggio è che neppure gliene fregava nulla, al di là del piantolino nel vedere le condizioni in cui vivevi.
Certo, anche tu spesso non ti sei lasciato aiutare, ma questo non assolve chi ti ha voltato le spalle o ha fatto finta che non esistessi.
Gesù ce lo ha detto senza mezzi termini "...lo avete fatto a me".
Anche tu ci giudicherai quando saremo davanti al Padre.
Abbi misericordia, e col tuo sorriso sornione ripetici: "va passija!"
@ 20-07-2021 # Articoli
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