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Il sacerdote unito al sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo.(Don Salvatore Cognetti)

Tema della meditazione: Il sacerdote unito al sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo.

1.Il sacerdote,tramite la sacra ordinazione,riceve da Cristo la grazia di agire nella Sua
Persona quale Capo e Pastore che guida il popolo di Dio alla salvezza, soprattutto tramite la celebrazione della SS.Eucarestia, per la quale il sacrificio del Calvario è reso sempre presente in ogni luogo della terra e in ogni tempo. Dal momento della consacrazione sacerdotale,il presbitero non appartiene più a se stesso,ma a Cristo e al suo corpo mistico che è la Chiesa. E’ Cristo stesso,sacerdote e vittima che agisce nei sacerdoti per portare a compimento la Sua opera di salvezza.
2.Il sacerdozio di Cristo fu radicalmente diverso dal sacerdozio levitico della stirpe di Aronne. Nell’AT sacerdote e vittima erano separati e distinti: nel Signore Gesù Cristo soni indissolubilmente uniti.. Nostro Signore differiva dai sacerdoti dell’At non soltanto perché proveniva da una stirpe diversa da quella di Aronne,ma anche perché Egli riuniva in sé il compito di sacerdote e quello di vittima. Tutto ciò in piena libertà : l’offerta di Cristo al Padre è una volontaria oblazione ( Gv 10,18 ). Il suo stato di vittima è all’origine della perfezione della sua umanità e della sua gloria eterna come sommo sacerdote ( Eb 5,9-10 ). La gloria della resurrezione è dovuta non al sacrificio considerato come morte disonorevole,ma alla devozione interiore ed all’abbondono totale alla volontà del Padre ( Eb 5,7 )
3. Paolo rimprovera i Galati di volere ritornare alla legge antica: è questa la tentazione radicale,origine di tutte le altre,della nostra vita sacerdotale. Noi spesso
ci comportiamo come i sacerdoti dell’antico patto perché offriamo al Padre,in forza del nostro potere d’ordine, il Corpo di Cristo ma senza unirvi l’offerta di noi stessi,andiamo all’altare come sacerdoti ma non come vittime. Se Cristo fu sacerdote e vittima non possiamo separare in noi questi due elementi. Il sentirsi vittima nell’offerta del sacrificio eucaristico è qualcosa che è vero se poi si prolunga in una esistenza del presbitero offerta all’amore di Dio. Tutta la vita del presbitero non è che un prolungamento della sua offerta come vittima nella celebrazione eucaristica : la fatica, il sacrificio,l’ascesi della castità,la preghiera prolungata,la dedizione al popolo fedele,lacarità,la ricerca dei lontani,l’assiduità dell’annuncio della Parola,lo studio del dogma rivelato,la pazienza magnanima,il silenzio e la vita appartata,il distacca dalla mondanità,dalle apparenze e dalla vanagloria ecc.
4. Vivere la celebrazione dell’eucarestia come vittime : mentre consacriamo diciamo al Signore che gli offriamo tutto noi stessi perché venga distrutto il corpo del peccato e ciò che ognuno di noi è ( soggettività,memoria,volontà,intelletto ) rinasca in una nuova dimensione di intimità con la SS.Trinità. Così piano piano la celebrazione dell’Eucarestia ci trasforma,cidivinizza,rende anche il nostro corpo tempio della presenza dello Spirito.. Mentre celebriamo dobbiamo esercitare un vero culto spirituale come dice l’apostolo Paolo: “ Vi esorto fratelli, per la misericordia di Dio,
ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente,santo e gradito a Dio ; è questo il vostro culto spirituale “ ( Rm 12,1 ). Ma come si prolunga nella vita quotidiana questa offerta di sé che il sacerdote depone sull’altare mentre celebra il Divino Sacrificio?
5.La vita interiore ha un’importanza tutta particolare per il presbitero, sia in cura di anime che assegnato ad altri uffici. La pratica assidua della preghiera, con tutto ciò che essa comporta in termini di ascesi,aridità,combattimento spirituale è il primo modo con cui il sacerdote prolunga l’offerta di sé al Signore che ha vissuto nella celebrazione eucaristica.
La celebrazione della liturgia delle ore,la lettura spirituale e la meditazione,il raccoglimento davanti al SS. Sacramento.la recita del S.Rosario e delle altre preghiere vocali, che la tradizione della chiesa e ci ha consegnato e che forse i nostri genitori ci hanno insegnato quando eravamo bambini, sono gli esercizi fondamentali della vita di orazione e di contemplazione di colui che il Signore a chiamato ad offrire il Suo Divino Sacrificio. E’ fonte di tante grazie per il presbitero e di profonda edificazione dei fedeli recitare qualche parte della Liturgia delle ore alla presenza di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. Questi esercizi della vita spirituale sono poi arricchiti, come sappiamo,da particolari indulgenze parziali e plenarie. Penso che avremo tanto giovamento e celebreremo la S.Messa con maggiore fervore se riuscissimo a rendere oggetto di meditazione le preghiere che costellano i vari momenti della celebrazione e in cui teologia e spiritualità si fondono in modo mirabile.
6. L’unione all’offerta che Cristo fa di sé al Padre sulla croce si traduce in quello spirito di povertà con il quale il presbitero conduce la sua esistenza ordinaria. La povertà del sacerdote è prima di tutto una condizione spirituale: egli si rende contodella sua nullità,della sua dipendenza da Dio,della sua pochezza.Il presbitero rinuncia alla autosufficienza,alla sicurezza economica per sostituirle con la fiducia in Dio. Egli è ricco di Cristo,della grazia della sua vocazione,della missione che il Padrone della Vigna gli ha affidato e quindi non ha bisogno di confidare nei beni materiali.La bibbia ci narra che la tribù di Levi non ebbe terre,perché la ricchezza di chi era prescelto alla missione sacerdotale era il Signore stesso ( Nm 18,20 ). Il sacerdote sa che la cupidigia è la radice di tutti i mali (1Tm 6,10 ) , sa che se cerca i beni
della terra ha già ricevuto la sua ricompensa. Quindi uno stile di vita sobrio,distaccato dalle cose,affidato alla divina Provvidenza,che non rinuncia mai al compimento dei propri doveri per la ricerca di piaceri sensibili. Una certa ascesi è indispensabile sia per rinvigorire lo spirito che verrebbe inevitabilmente fiaccato
dai piaceri materiali,sia per non scandalizzare il popolo che ci è affidato e che potrebbe interpretare la nostra attività come tesa alla comodità e alla sicurezza economica.
7.L’unione a Cristo nella celebrazione dell’Eucarestia esige ed alimenta la santità del sacerdote. La vita morale e spirituale del sacerdote è connessa in due modi al Corpo Mistico di Cristo. La sua santità contribuisce a rendere santi i fedeli. La santità della comunità cristiana,a sua volta, contribuisce a fare santo il sacerdote. Il vangelo di Giovanni ci presenta il movimento della santificazione che da Gesù si estende agli apostoli e a tutti i credenti. “ Per loro io consacro me stesso,perché siano anc’essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi,ma anche per quelli che per la loroparola crederanno in me “ (Gv 17,19-20 ) Cristo si santificò non soltanto per se stesso ma anche per i suoi discepoli: a loro volta essi devono santifica se stessi per la Chiesa e per tutti i credenti a venire.Dio è santo,la Sua santità scende sulla terra con Gesù Cristo che la elargisce ai sacerdoti; con la loro collaborazione questi nella misura in cui la ricevono contribuiscono a santificare i fedeli.Vi è, però,in forza del battesimo che origina il sacerdozio universale dei fedeli, anche una santità che parte dalla comunità cristiana e ascende all’Altissimo Dio. La vita del sacerdote può essere trasformata se il Signore gli dà la grazia di incontrare sul suo cammino una comunità cristiana che dia una vera testimonianza della propria fede.. Il peccato, anche segreto, del sacerdote ferisce la comunità, compromette l’equilibrio del Corpo Mistico,rende l’evangelizzazione meno efficace; la sua santità invece è apportatrice di benedizioni,dona slancio e forza alla missione,aiuta le comunità a crescere nella pace e nella lode di Dio
8. Celebrare l’eucarestia sentendosi sacerdote e vittima ci impone di appartenere al Signore non soltanto con l’anima ma anche con il corpo.Nel mistero dell’incarnazione la persona divina del Figlio di Dio unisce a sé la natura umana e questa viene abitata dalla presenza della divinità;nel sacrificio della croce Cristo offre al Padre non solo la sua divinità ma anche la sua natura umana in corpo ed anima;nella resurrezione il Figlio di Dio porta per sempre l’umanità a cui si è ipo
staticamente unito nel seno della Trinità..Cristo diventa allora, anche nel suo corpo, fonte di santificazione dei cristiani. Il sacerdote che nella celebrazione è intimamente unito al corpo santo di Gesù Cristo non è il padrone del proprio corpo,per lui valgono in un modo tutto particolare le parole dell’Apostolo Paolo “Non sapete che il vostro corpo è tempio della Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio e che non appartenete a voi stessi?Infatti siete stati comprati a caro prezzo “ ( 1Cor 6,19-20 ).Il sacerdote deve modellare il proprio corpo su quello preso dal Figlio di Dio.Dobbiamo considerare il nostro corpo tempio di Dio tenendoci lontani anche da tutto ciò che,pur non essendo peccato formale,può offuscare questa realtà.La purezza del sacerdote è una partecipazione alla santità del corpo di Cristo che ha vissuto nel celibato e nella castità la sua avventura umana. Quando celebriamo l’Eucarestia chiediamo al Signore,al Padre di tutte le misericordie,di sapere lottare con l’aiuto della grazia contro la tentazione della carne . Sentirci anche vittime nella offerta del Corpo e Sangue del Cristo ci richiama alla vigilanza,allapenitenza,a non illuderci che, se non trascineremo il nostro corpo in una dura schiavitù,potremo a lungo perseverare nella purezza.

@ 12-11-2020 # Catechesi
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