Ti trovi in: Home Page  \ Archivio Notizie \ Dettaglio Notizia
print

LA SOLITUDINE DI Mr. BEAN

riflessione del direttore Caritas

In questi giorni di “quarantena” mi è capitato di rivedere una scena comica di Mr. Bean che avevo visto più volte. Riportava uno dei momenti delle feste di Natale in cui l’attore spediva a se stesso le lettere degli auguri.
Riflettendo su tutto ciò che sta avvenendo attorno a noi, pensavo agli anziani che, al di là della quarantena, sono sempre soli o a quei paesi in cui non si vede nessuno, se non nel periodo estivo, in occasione delle feste o, peggio ancora, solo ai funerali, o come mi diceva un mio amico disabile: “Noi viviamo una quarantena illimitata”
Celebrare la S. Messa da solo, mi ha fatto rivivere un’esperienza pastorale già passata che mi ha aiutato a capire che il sacrificio eucaristico è un dono e non un fare perché c’è una presenza o meno dei fedeli.
Proprio in questi ultimi sabati in cui abbiamo iniziato il cammino di Scuola di Comunità, riprendendo il testo di Carron “Fede e solitudine” (Tracce febbraio 2020) , facevo questo confronto e ho iniziato a vedere che in tutto ciò, anche nella solitudine, c’è sempre una via che conduce a…
Durante la Quaresima viviamo il nostro rapporto con Dio, con Cristo che cammina nella via del Calvario, che incontra mille volti, alcuni amici, altri ex amici. La scelta che Cristo ha fatto, l’essere “il Dio che si è fatto carne” che ha voluto entrare in relazione con l’uomo, un mettersi in gioco con la nostra realtà. Come scriveva Epicoco:”Per incarnarsi, Dio ha scelto quel luogo di relazioni che è la famiglia. È cresciuto in un contesto relazionale, e tutta la sua vita, anche quella pubblica, si è giocata in una serie di intrecci umani”(Qualcuno a cui guardare – città nuova pg. 102)
Questa esperienza mi porta a riflettere sull’esperienza vera della caritativa. Ho scelto dal primo giorno di “non stare in pigiama” perché se è vero che la chiesa-edificio deve stare chiusa, non è la porta di casa tua.
La carità non chiude la porta.
Come scriveva sempre Epicoco:”La nostra efficacia, la nostra credibilità come ministri, come guide, viene soprattutto dalla realtà relazionale”(ibidem pg105)
Riscopriamo anche la meraviglia del come tanti hanno vissuto a “tempo perso o nel tempo buono”, il senso della caritativa. “Hanno”, non si può usare il presente a meno che non ti riprendi dall’errore.
La carità si offre con nuove modalità, ma sempre carità è!
Non perché io sto comodo, tutti stanno comodi.
Non perché c’è fila al supermercato, tutti hanno avuto la possibilità di fare la spesa. La carità non è sempre quello di offrire una risposta ma offrire una relazione. Non lascio messaggi, offro la mia presenza.
Ti ritrovi in tutto questo al porsi la domanda:”Che senso ha tutto ciò in questo cammino nuovo?”.
Come scriveva Leopardi:”A che tante facelle? Che fa l’aria infinita e quel profondo Infinito seren? Che vuol dir questa Solitudine immensa? Ed io che sono?»
La domanda che ti percuote dentro e che scopri nella solitudine è che c’è una via, non una strada o un’indicazione. Una via è stata percossa già da Colui che é.
In questo cammino quaresimale, lungo questa via del Calvario, in questa solitudine immensa, avviene un incontro.
Penso all’incontro con la Veronica, a quel velo che ti asciuga e che ti offre la tenerezza di una presenza amica.
Paragono tutto ciò all’esperienza ospedaliera, ai quei malati che soffrono in attesa di…
Non posso dimenticare il giorno in cui, in un caldo afoso, un figlio offriva al padre il gesto della tenerezza di una fazzoletto bagnato.
«Prima della solitudine sta la compagnia che abbraccia la mia solitudine, per cui essa non è più vera solitudine, ma grido di richiamo alla compagnia nascosta». (L. Giussani)
Il viaggio dell’uomo non sarà mai una conclusione, come rifletteremo nella domenica della Divina Misericordia:”Il guaio, con la nostra epoca, è che ci sono tanti cartelli indicatori, ma non c’è una destinazione”.
(L.Kronenberger)
Oggi, in questa solitudine, riscopriamo la destinazione nuova offerta all’uomo. “L’esigenza di un significato per vivere, infatti, «non è generata da un mio volere, mi è data», essa è costitutiva del nostro io, ma non è prodotta da una nostra iniziativa, proviene da altro. (Carron)
L’amore per ciò che sarà è nato in me quando ho riscoperto che non c’è una vera caritativa se non prima verso se stessi.
@ 17-03-2020 # Articoli
Letta 46 volte