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Messaggio per la Quaresima e la Pasqua 2020(Mons. V. Bertolone)

Quaresima: itinerario propizio di conversione e ricerca del Cristo Risorto!
Messaggio per la Quaresima e la Pasqua 2020
Carissimi presbiteri, diaconi, religiose/i, seminaristi, consacrati/e, fedeli
tutti, donne e uomini di buona volontà!
1.Quaresima: tempo propizio di conversione e di ricerca vera del
Signore Risorto. Fin dai suoi primissimi albori, la Chiesa ha preso
coscienza che la Pasqua costituisce il vertice sommo della sua vita, il
centro di convergenza che dà alla storia, l’unico e vero orizzonte di senso.
L’adesione del cuore e della mente a Cristo morto e risuscitato, infatti, ha
cambiato e continua a cambiare la vita, illuminando l’intera esistenza di
molte persone e di molti popoli. Perché si celebri con frutto il cuore di
tutto l’anno liturgico – il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto,
che culminerà -il 12 aprile- domenica di Pasqua– la Chiesa ci propone di
compiere con essa l’itinerario quaresimale, tempo favorevole di
conversione, orientato al rinnovamento della vita, che inizierà il prossimo
26 febbraio, Mercoledì delle Ceneri. Quest’anno, seguendo il ciclo A, la
cui portata dottrinale è fondamentale, i testi liturgici saranno
particolarmente legati al catecumenato. In uno scorcio davvero
sorprendente le prime due domeniche presentano, tutta la storia della
salvezza (tentazioni di Gesù e trasfigurazione sul Tabor): alla rovina
catastrofica causata dalla potenza del male, si oppone la vittoria di Cristo
che, -trascorsi quaranta giorni nel deserto-, si manifesta trasfigurato a
Mosè ed Elia. Le altre tre domeniche potremmo definirle “sacramentali”,
poiché le letture liturgiche sono legate intimamente agli effetti dei
sacramenti della iniziazione cristiana: la samaritana e il tema dell’acqua
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e della sete (III domenica), il cieco nato e il significato allegorico della
luce (IV domenica), la risurrezione di Lazzaro a vita nuova (V domenica).
Come scrive il Santo Padre Francesco nel Messaggio per la Quaresima:
«anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci
a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e
risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria.
A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con
il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci
lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso
con risposta libera e generosa» (Francesco, Messaggio per la Quaresima
2020).
Per celebrare con frutto la Pasqua del Signore Risorto, anche noi ci
dobbiamo preparare adeguatamente, vivendo insieme con tutta la Chiesa
i giorni santi della Quaresima come un vero e proprio itinerario di
conversione e di ricerca, alla scuola di Maria di Magdala e delle donne
che, secondo la narrazione evangelica, si recano al sepolcro di buon
mattino il giorno di Pasqua.
2.Quaerere Deum. Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino si
recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparato.
Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro ma, entrate, non trovarono il
corpo del Signore Gesù (Lc 24,1-2)
Il racconto evangelico della risurrezione ci attesta che cercare Dio
(quaerere Deum) è e deve essere l’unico desiderio dell’essere umano.
Un’attenta riflessione però ci fa comprendere che nessuno potrà mai
trovare Dio in modo diretto, ma solo in Cristo Gesù, con lui, per lui: è
Cristo Gesù la vera casa di Dio.
Anche oggi la Chiesa cerca Dio nei ritmi del tempo e nei luoghi dello
spazio: è la sua vocazione che consiste proprio nella continua ricerca del
Cristo, suo capo. Le sue membra, infatti, attendono di essere per sempre
unite al capo fin quando Dio sarà tutto in tutti (cfr 1Cor 15,28). Ma dov’è
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che la Chiesa continua oggi a cercare Dio come le donne cercarono il
corpo del Cristo al sepolcro, la mattina di Pasqua?
Dove lo cerca l’uomo contemporaneo? Sovente lo cerca nelle religioni e
nelle devozioni esoteriche e nel cambiamento della fede originaria; a volte
nella magia o simili, molto spesso nei vari piaceri della vita1
. L’uomo,
quasi sempre, affoga questo suo desiderio in giochi di morte, perché Dio
non è mai là dove il mondo lo cerca. Nel deserto è vano cercare fiumi
dalle acque dissetanti, nel mare non si cerca una terra da coltivare: non
c’è, non è data. Mi sono chiesto e mi chiedo: che cosa ostacola l’incontro
con Cristo nel nostro mondo, aperto sempre verso nuove ed affascianti
frontiere, così tecnologicamente all’avanguardia e tuttavia sviato da una
cultura che sembra osannare la morte più che la vita? La risposta l’ho
trovata ancora una volta nella Parola di Gesù. Così il Divino Maestro
esortava ed esorta ancora i suoi: «Badate che i vostri cuori non si
appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni materiali e che quel
giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio infatti si
abbatterà su tutti gli abitanti della terra. Vegliate e pregate in ogni
momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere
e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». (Lc 21,34-36). Alle parole di
Gesù, fanno eco quelle dell’apostolo Paolo: «Animalis autem homo non
percipit ea quae sunt Spiritus Dei». Ma l’uomo lasciato alle sue forze
fisiche non comprende le cose spirituali tipiche come quelle dello Spirito
di Dio (1Cor 2,14).
3.Dissipazione, ubriachezze e affanni della vita. Dal momento in cui un
essere umano diviene nuova creatura perché nato da acqua e da Spirito
Santo nel Battesimo, fino al momento della morte, viene aggredito da tre
agenti il cui fine è uno solo: farlo ritornare nella carne, perché viva
secondo la carne e produca le opere della carne. Al primo agente
appartengono le dissipazioni, che hanno l’unico scopo di togliere la vita
1 Recenti ricerche attestano che in Italia negli ultimi decenni, è più frequente il ricorso ai maghi e l’adesione a nuovi movimenti
religiosi e questo è un dato che deve interrogare il nostro modo di evangelizzare e di fare pastorale (cfr. G. De Vecchio-S. Pitrelli,
Occulto, Italia, Bur, Milano 2011 e A. Pavese, Grande Inchiesta sulla magia in Italia, Piemme, Casale Monferrato, 1995).
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dal suo fine soprannaturale per incanalarla in mille piccoli rivoli
facilmente assorbibili dalla terra, nella quale si perdono. Le dissipazioni
giungono da ogni dove e il fine soprannaturale viene sostituito con un
numero infinito di scopi terreni, spesso, vani, stolti, insipienti, effimeri e
frivoli. Oggi tutta la scienza avanzata è spesso a servizio di questi fini
inutili, che non elevano l’uomo verso il cielo, anzi lo spingono giù verso
il vuoto, il grande vuoto, dopo averlo privato d’ogni dimensione
spirituale, soprannaturale ed eterna. Un male non viene mai da solo e
neanche un vizio cammina in solitudine. Un male porta con sé molti altri
mali e un vizio è accompagnato da una schiera imponente di altri vizi.
Alle dissipazioni si aggiungono le ubriachezze con la perdita della
coscienza e della volontà, della razionalità e del discernimento, con gli
esiti terribili dell’incapacità di discernere il bene dal male. L’ubriachezza
(pericolosamente diffusa tra gli adolescenti) oggi veste abiti firmati. Il
primo è senz’altro la tossicodipendenza, che aggredisce la mente umana
fin dalla tenera età e a poco a poco la consuma. Alla droga naturale, si è
aggiunta quella artificiale, capace di stordire in pochi minuti, azzerando
la personalità di chi l’ha ingerita. Il cristiano è tempio santo dello Spirito
di Dio, è corpo di Cristo e sia al tempio che al corpo si deve il sommo
rispetto. Per questo lo Spirito Santo dice per mezzo dei suoi Apostoli che
per tutti coloro che infangano la natura umana, senza avvertire la necessità
di cambiare radicalmente vita, non c’è posto nel regno dei cieli. Costoro
non hanno rispettato né l’immagine di Dio, loro creatore, e neanche il
corpo di Cristo, loro Salvatore e Redentore. Ma oggi chi crede più nella
vocazione soprannaturale dell’uomo? La quaresima, grazie alla Parola di
Dio, ci offre la possibilità di riflettere, sulla dimensione spirituale, eterna,
ultraterrena, divina.
Un altro elemento che ostacola l’incontro con Cristo è quello degli affanni
della vita. Di che si tratta? Sono quelle quotidiane preoccupazioni per le
cose della terra che a poco a poco ci fanno dimenticare le cose del cielo:
questi affanni ci fanno vivere solo per la terra e non più per il cielo.
Dimenticando il cielo con il cuore e con la mente, lo si dimentica anche
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con il corpo. Non si ha più neanche il tempo di recitare una semplice
invocazione, una preghiera o di meditare un testo sacro, figuriamoci poi
ad avere tempo per partecipare ad una santa Messa, ad una catechesi, ad
una qualsiasi altra forma di conoscenza della Parola del Signore o ad un
vero e proprio cammino di fede. Così muore l’uomo spirituale, governato
dall’uomo naturale, il quale nulla percepisce delle cose che sono dello
Spirito del Signore. Nell’itinerario quaresimale, che ci accingiamo a
vivere, cerchiamo allora di rimuovere ogni ostacolo all’incontro con
Cristo per essere, come Maria di Magdala, autentici testimoni del Risorto,
cercato e trovato!
4.Come le donne al sepolcro. Le pie donne, andarono al sepolcro di
Cristo Gesù, ma Gesù non c’era. Neppure il cadavere, che, comunque,
non poteva essere il Cristo, perché egli non è la morte, é la vita. Non è la
fine, ma l’inizio eterno. Non è il termine, ma il compimento quotidiano.
Ecco che cosa leggiamo nel Vangelo della Notte Santa della Risurrezione:
«Se ne stavano li ancora incerte, quando apparvero loro due uomini con
vesti splendenti. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra,
ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti il Vivente? Non è qui,
è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea,
dicendo che bisognava : “che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in
mano ai peccatori, che fosse crocifisso e il terzo giorno risuscitasse”». E
si ricordarono delle sue parole. Tornate dal sepolcro, raccontarono tutto
questo agli Undici e a tutti gli altri» (Lc 24,4-9).
Carissimo presbitero, carissimi amico, anche tu che sei in cerca di Dio, e
ti prepari a vivere nel tempo santo della Quaresima gli eventi mirabili e
stupendi della passione, morte e risurrezione del Signore, forse ancora
non sai, che anche noi sovente potremmo essere come questo sepolcro
vuoto. Al massimo siamo contenitori del corpo morto di Cristo Gesù, ma
non del Cristo vivente, Crocifisso e Risorto. Noi non siamo stati chiamati
ad essere questo sepolcro vuoto di Cristo Gesù. La gente non può venire
da noi, scrutare ogni cosa ed andarsene smarrita, perché non ha trovato
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quello che cercava. Noi non possiamo essere come i sommi sacerdoti, gli
scribi, i farisei del Vangelo, i quali possedevano la ricchezza del culto, un
culto magnifico e stupendo. Ma Dio non era nel loro culto. Gli scribi erano
profondi conoscitori della Scrittura, sapevano ogni versetto di essa,
conoscevano ogni interpretazione passata e presente, immaginavano
anche le possibili interpretazioni del futuro. Ma Dio non era nella loro
scrittura. I Farisei erano i santi, i separati dai peccatori. Erano i puritani
della santità. Dio però non era in quella loro santità. L’uomo si recava da
loro, ma non trovava Dio. Dio non era nel loro culto, non era nella loro
scrittura, non era nella loro presunta santità.
Carissimo cristiano, carissimo amico, Dio non è nel culto fuori di te: è in
te se adori e ami il vero Dio. Egli non è nella Scrittura fuori di te: è in te,
che cammini secondo la sua Parola proclamata dalla Chiesa. Dio non è in
una santità proclamata, dichiarata, insegnata, professata: è in te che
partecipi della santità di Dio e la trasformi in tua vita quotidiana.
Il mondo ha bisogno di Gesù vivo, reale, presente, visibile, comprensibile,
ovvero: quello che la Chiesa ci presenta nell’Eucaristia. Il mondo ha
bisogno di Gesù che oggi consola, conforta, perdona, ammaestra, insegna
le cose di Dio, mostrandolo ad ogni persona che accorre, che viene, che
si rivolge a te che sei il Gesù vivo, e che ancora oggi percorre le vie di
questo mondo: questo Gesù ti viene proposto dalla comunità ecclesiale
cattolica. Gesù è morto, per risuscitare in te! È in te, cristiano, che il
mondo deve trovare Gesù. Se trova il vero Gesù, troverà anche il vero
Dio. Se invece in te troverà un Gesù morto, anche il Dio che tu gli darai
è un Dio morto, quindi inutile.
5.Il cristiano: visibilità storica del Risorto sulle strade del mondo.
Carissimo cristiano, carissimo amico, pensaci! Alta è la tua vocazione.
Gesù tu sei il Cristo Risorto, il Cristo Vivente, il Cristo Visibile, il Cristo
uscito dal sepolcro per essere il Cristo Universale, Onnipresente, per ogni
uomo e donna di ogni tempo e ogni luogo, per tutta la durata del tempo,
fino alle soglie dell’eternità. Se tu non sei il Cristo vivente, chi ti incontra,
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chi cerca Gesù, chi cerca Dio, verità, sapienza, saggezza, o si imbatterà
in un corpo morto e sepolto, oppure si troverà con un sepolcro vuoto, nel
quale è rimasta qualche traccia della presenza di Cristo Gesù, che non
troveranno e per questo se ne ritorneranno delusi e sconsolati, abbattuti e
privi di una qualsiasi certezza della verità che libera e salva. Per te ci si
incontra con il vero Cristo e il vero Dio, ma per te potrebbe anche essere
che qualcuno incontri un falso Cristo e un falso Dio. A te e a me la
responsabilità di fare incontrare ogni uomo con il vero Dio oppure con un
falso Dio, con il vero Cristo o un falso Cristo. Sappi, però che i frutti non
saranno gli stessi! Sapere dov’è Gesù: è questa la certezza che serve ad
ogni uomo. Questa certezza deve essere data, offerta, consegnata a tutti
senza dubbi, ambiguità, nebulosità, equivoci e incongruenze. La certezza
nella verità deve essere assoluta, sempre. In ogni momento dell’esistenza
ciascuno, deve sapere dove trovare Gesù: se non lo trova, il cuore rimane
nel suo smarrimento spirituale. Maria di Magdala si reca al sepolcro: lì
non c’è Cristo Gesù, lì non c’è più neanche il suo corpo; si trovano delle
tracce della sua breve presenza. Ma le “tracce” non sono Gesù e neanche
i segni del suo passaggio sono Gesù. Oggi sei tu, cristiano, la presenza del
Risorto sulle strade del mondo! Carissimo, ora lo sai! Se tu sei la pienezza
della verità di Gesù, il mondo si potrà incontrare con Lui. Se tu non sei
questa pienezza, il mondo resterà freddo, insensibile, apatico, muto,
sordo, indifferente, come una pietra. È in te, nella pienezza della sua verità
che ti ha trasformato, che Cristo e il mondo si incontrano, il mondo
riconosce Cristo e Cristo redime il mondo.
In te: ricordalo! Non c’è augurio più bello che io possa farti se non che tu
riscopra la tua vera e altissima dignità! Così celebreremo una vera e santa
Pasqua di risurrezione, di vita e non di morte. Se qualcuno incontrerà il
vero Dio grazie a te o grazie a me, potremo dire che l’itinerario
quaresimale, che abbiamo percorso insieme, ha portato i suoi frutti. Tu
ed io, insieme, potremo dire di aver fatto un’unica cosa. Un giorno, dice
una storia, un Vescovo fece visita ad un monastero, dove vide una piccola
suora nera. Le disse: “Suora, che cosa fa lei qui?”. E suor Giuseppina
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Bakhita rispose candidamente: “La stessa cosa che fa lei, eccellenza”. Il
vescovo visibilmente irritato le disse: “Ma come, suora, fa la stessa cosa
come me?”. “Sì, – rispose la suora – ambedue vogliamo fare la volontà di
Dio, non è vero?”. Tornando a noi, tu che leggi questa lettera e ti impegni
come me a vivere la Quaresima, come la Chiesa ci propone di vivere,
faremo ambedue la volontà di Dio, secondo le rispettive chiamate e
responsabilità. Se, scoprendo la nostra altissima dignità, mostreremo il
Risorto, vivo ed operante in noi, aspettando che qualcuno, dopo averci
osservato dica: “Che cosa ti spinge ad essere così?”, solo allora potremo
rispondere – e la nostra parola lascerà il segno – “Una Persona: il Cristo
morto e risorto, per me e per te!”. Sarà la Pasqua!
Conclusione. A te, infine, che leggi questi pensieri, chiedo umilmente di
pregare per me perché possa, come te, fare quotidianamente l’adorabile
volontà di Dio! La responsabilità è grande, ma il peso mi sembrerà
leggero sapendo che, accanto a me, c’è un orante popolo di Dio. Per
questo popolo io sono Vescovo, e come insegnava Agostino, resto un
cristiano in cammino verso il Regno, verso l’incontro definitivo col
Risorto. Allo stesso modo tu, che leggi questa lettera, possa sentire la
vicinanza del Vescovo che fraternamente e da padre ti benedice e ti
augura una santa Pasqua di Risurrezione, auspicando che la Chiesa di Dio
che è in Catanzaro-Squillace mostri sempre al mondo il volto luminoso
del Cristo, umile e povero, morto e risorto, per me, per te, per tutti!
Catanzaro, 14 febbraio 2020
Santi Cirillo e Metodio

? P. Vincenzo Bertolone, S.d
@ 21-02-2020 # Notizie
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