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Lettera per la III Giornata Mondiale dei Poveri 17 novembre 2019 (Mons. Bertolone)

Con la speranza nel cuore, a mani vuote sulla via della povertà, seguendo Gesù Cristo!
Lettera per la III Giornata Mondiale dei Poveri
17 novembre 2019

Carissimi
presbiteri, diaconi, seminaristi, religiosi e religiose, fedeli tutti,

1. È stato reso noto il testo del messaggio di Papa Francesco per la terza Giornata mondiale dei Poveri, che si celebrerà domenica 17 novembre 2019 (XXXIII del Tempo Ordinario), sul tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. Chi è il povero nelle parole di papa Francesco? È colui che, nella sua mancata autosufficienza, si rende conto di essere totalmente dipendente dagli altri . È colui che si percepisce “carente” e tale carenza può essere colmata solo dagli altri. Ma nessun uomo può dirsi pienamente autosufficiente da poter fare a meno degli altri! Il povero, dunque, è ogni uomo che per vivere e per essere pienamente se stesso ha bisogno dell’altro.Come il Padre senza il Figlio e lo Spirito sarebbe eternamente povero, così ogni uomo senza fratelli è privo del necessario per vivere autenticamente da uomo.
2. È bene che anche noi, porzione del popolo di Dio che è in Catanzaro-Squillace, sollecitati dall’invito del Santo Padre, riflettiamo e ricordiamo che la promozione dei poveri, anche sociale ed economica, quei poveri che il beato Cusmano definiva l’“ottavo sacramento” e quasi “il nascondiglio di Cristo”,– non è soltantoun impegno esterno all’annuncio del Vangelo, ma vi si gioca la credibilità stessa della comunità cattolica. Essa è chiamata a porre continua attenzione ai poveri nei quali vediamo Cristo, perché, come ebbe a dire san Giovanni XXIII nel Radiomessaggiodell’11 settembre 1962, ad un mese dal Concilio, quasi a dare voce ufficiale alla grande assise: «Il mistero di Cristo nella Chiesa è sempre, ma soprattutto oggi, il mistero del Cristo nei poveri, poiché la Chiesa è sì Chiesa di tutti, ma soprattutto Chiesa dei poveri» .

3. Il 16 novembre 1965, quando il Concilio stava per terminare, una quarantina di padri conciliari celebrarono l’eucaristia nelle romane Catacombe di Domitilla, chiedendo fedeltà allo Spirito di Gesù, sottoscrivendo un documento – passato alla storia come il Patto delle Catacombe – che si presentava come una sfida ai “fratelli nell’Episcopato” a portare avanti una “vita di povertà”, una Chiesa “serva e povera”, come aveva suggerito il papa Giovanni XXIII. Dopo 54 anni, l’eredità di quei padri conciliari è stata raccolta da un gruppo di partecipanti al Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica incentrato sul tema: “Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. È stato, così, rinnovato lo spirito di quella giornata vissuta nel 1965 nelle Catacombe di Domitilla: il cardinale Claudio Hummes, relatore generale al Sinodo per l’Amazzonia il 21 ottobre scorso, ha presieduto la Santa Messa nello stesso luogo, il più grande ed il più antico cimitero sotterraneo cristiano. Stabilendo un forte legame con quel documento, ne è stato sottoscritto un altro da un gruppo di padri sinodali e da diversi laici, che hanno partecipato alla celebrazione: “Patto delle catacombe per la casa comune. Per una Chiesa dal volto amazzonico, povera e serva, profetica e samaritana”. È molto bello che la Chiesa sia stata descritta come povera e serva. Per il beato Cusmano, fondatore della mia Congregazione religiosa, -oltre che all’indigente di mezzi materiali-, il concetto di “povero” va esteso a ogni membro dell’umanità, in linea con il primo cristianesimo latino che, già con Tertulliano, traduceva il testo isaiano riportato da Lc 4,18, con: «Mi ha mandato a portare agli uomini il lieto annuncio», anziché: ai poveri. Questo in raccordo, soprattutto, con la visione che sant’Agostino aveva dell’uomo povero e mendicante, per descrivere l’umile condizione umana, a soccorso della quale è intervenuta, appunto, la carità di Dio. L’amore divino si riversa sugli esseri umani in tutta la sua ricchezza, nel momento in cui manda il Figlio nel mondo, a vantaggio di questo stesso mondo . Come il Dio Umanato, anche la Chiesa, è nativamente povera e serva.

4. Ecco perché, in vista delle iniziative che le comunità parrocchiali e le comunità di vita religiosa vorranno intraprendere per solennizzare la Giornatamondiale dei poveri, mi piace soffermarmi con voi sulla “povertà”, proponendola come via della Chiesa in uscita, cioè strada preferenziale sulla quale incamminarci insieme alla sequela del Cristo.
La prima beatitudine del Vangelo di Matteo è: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3). Per comprenderne bene il senso Luca sinteticamente dice “Beati i poveri” (Lc 6,20) – occorre volgere lo sguardo a tutta la Scrittura, dove ritorna frequentemente l’immagine del povero come colui il quale, cosciente della propria situazione precaria, si affida a Dio gridando a Lui la sua povertà. Pensiamo solo ai Salmi; volendone citare uno per tutti: «Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce» (Sal 34,7). Riprendo, allora, un brano del Messaggio del Papa: «Non è mai possibile eludere il pressante richiamo che la Sacra Scrittura affida ai poveri. Dovunque si volga lo sguardo, la Parola di Dio indica che i poveri sono quanti non hanno il necessario per vivere perché dipendono dagli altri. Sono l’oppresso, l’umile, colui che è prostrato a terra. Eppure, dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Sfuggire da questa identificazione equivale a mistificare il Vangelo e annacquare la rivelazione. Il Dio che Gesù ha voluto rivelare è questo: un Padre generoso, misericordioso, inesauribile nella sua bontà e grazia, che dona speranza soprattutto a quanti sono delusi e privi di futuro» .

5. C’è, dunque, una povertà che teologicamente è diversa, anche se certamente non opposta, alla povertàdi beni materiali, alla miseria e all’indigenza. Si tratta di una dimensione interiore, del cuore, la stessacui chi è consacrato si vota totalmente. Non consiste soltanto nell’essere materialmente povero – lo si potrebbe essere con aspri sentimenti di rabbia e di non accettazione della propria condizione–, ma anche nel sentirsi povero interiormente, con un cuore, cioè,che non desiderando la ricchezza non si lega ad alcun bene materiale e riconosce che la vera ricchezza è Dio, il suo Regno e tutto il resto viene al secondo posto. Si tratta, dunque, di acquisire non unostatus di estrema indigenza (come potrebbe suggerire il greco ptochòi, cioè “pitocchi”) bensì lo stile di povertà, che predilige la sobrietà nel mangiare, nel vestire, nel vivere nella società. Chi vive nello stile di povertà, all’attaccamento morboso ai beni di questo mondo, predilige il distacco, la disponibilità a lasciare ciò di cui dispone a chi è nel vero bisogno, la consapevolezza che nell’altro mondo non si porterà ciò che è materiale. È quanto chiedo a tutti voi che leggete questa lettera: ai presbiteri anzitutto.Il giorno della vostra consacrazione sacerdotale, ponendo le vostre mani in quelle del Vescovo, avete promesso di essere poveri, oltre che casti e obbedienti. È quanto chiedo ai religiosi e ai consacrati; ai seminaristi e ai novizi che si preparano con lo studio, la preghiera e le buone relazioni, ad una totale adesione al progetto di Dio al servizio dei fratelli, certi che solo dal coraggio, che nasce da una grande libertà interiore,ricaveremo la forza di seguire il Signore e relativizzare tutto a Cristo. È quanto chiedo a tutti i battezzati: voi siete stati immersi nel mistero pasquale di Cristo che, da ricco che era si è fatto povero, per arricchirci con la sua povertà (cf. 2Cor 8,9).Ogni cristiano, insisteva il Cusmano, deve perciò portare avanti sempre e “senza limiti” il valore supremo della carità verso i bisognosi, ricordando, a chi volesse seguire radicalmente il suo esempio, di: consacrarsi al servizio dei poveri per amor di Colui, che amò di essere il povero per eccellenza… .
Propongo a tutti voi le parole con cui Benedetto XVI presentava i poveri della beatitudine: «Sono uomini che sanno di essere anche interiormente poveri, persone che amano, che accettano con semplicità ciò che Dio dona loro e proprio per questo vivono in intimo accordo con l’essenza e la parola di Dio. L’affermazione di santa Teresa di Lisieux, secondo cui ella sarebbe un giorno comparsa davanti a Dio a mani vuote e le avrebbe protese aperte verso di Lui, descrive lo spirito di questi poveri di Dio: giungono con le mani vuote, non con mani che afferrano e tengono stretto, ma con mani che si aprono e donano e così sono pronte per la bontà di Dio che dona» . Dobbiamo imparare tutti, perciò, a presentarci a mani vuote davanti a Dio, in un atteggiamento di santa umiltà. È proprio l’umiltà la virtù da chiedere con insistenza nella preghiera, crescendo nell’umiltà, ciascuno di noi, ricco o povero che sia, potrà collaborare alla realizzazione del progetto di Dio, che vuole la salvezza di ogni uomo (cf. 1Tm 2,4).

6. Che cos’è, dunque, l’umiltà che accompagna la povertà? Per il cristiano, consiste nel vedere se stesso e gli altri nella volontà di Dio. L’umiltà è di fondamentale importanza anche nell’esercizio della propria vocazione. Con essa tutta la nostra persona è a servizio della volontà di Dio e quindi a servizio della propria vocazione perché conosciamo quanto dal Signore ci viene chiesto e diamo il nostro “sì” perché la sua adorabile volontà su noi si compia. Solo l’umiltà ci fa percepire la nostra totale dipendenza dalla volontà di Dio e dalla sua grazia, per poter così rispondere alla vocazione che egli ha stabilito per noi fin dall’eternità. In questo orizzonte interpretativo, è possibile comprendere più a fondo il Papa, il quale ci ricorda che: «È un ritornello permanente delle Sacre Scritture la descrizione dell’agire di Dio in favore dei poveri. Egli è colui che “ascolta”, “interviene”, “protegge”, “difende”, “riscatta”, “salva”.… Insomma, un povero non potrà mai trovare Dio indifferente o silenzioso dinanzi alla sua preghiera. Dio è colui che rende giustizia e non dimentica (cfr Sal 40,18; 70,6); anzi, è per lui un rifugio e non manca di venire in suo aiuto (cfr Sal 10,14)» .Poi, partendo dal Salmo9,8, aggiunge: “La speranza dei poveri non sarà mai delusa” invita ciascuno di noi a «restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, sofferenze e precarietà della vita» . Il filosofo Hans Georg Gadamer affermava: «L’indole essenziale dell’uomo è il fattore determinante del suo sperare e del modo in cui spera» (H. G. GADAMER, Platos dalektiche Ethik, 138). Del resto, il mondo veterotestamentario ignorava la speranza come attesa generica e realtà indifferente, da qualificare ora “buona”, ora “cattiva”: si tratta, invece, di una speranza rivolta sempre al bene e si può dire col Qohelet che l’uomo finché è in vita spera (Qo 9,4). Ma la speranza biblica non è un’evasione fantastica dalle angustie del presente e non comporta quella precarietà contro la quale tante voci ammonitrici si levano dal mondo greco. Accogliamo così l’invito di papa Francesco: «La speranza si comunica anche attraverso la consolazione, che si attua accompagnando i poveri non per qualche momento carico di entusiasmo, ma con un impegno che continua nel tempo. I poveri acquistano speranza vera non quando ci vedono gratificati per aver concesso loro un po’ del nostro tempo, ma quando riconoscono nel nostro sacrificio un atto di amore gratuito che non cerca ricompensa. A tanti volontari, ai quali va spesso il merito di aver intuito per primi l’importanza di questa attenzione ai poveri, chiedo di crescere nella loro dedizione. Cari fratelli e sorelle, vi esorto a cercare nei poveri, nei quali vi imbatterete ciò di cui hanno veramente bisogno e vi invito a non fermarvi alla prima necessità materiale, ma a scoprire la bontà che si nasconde nel loro cuore, facendovi attenti alla loro cultura e ai loro modi di esprimersi, per poter iniziare un vero dialogo fraterno. Mettiamo da parte le divisioni che provengono da visioni ideologiche o politiche, fissiamo lo sguardo sull’essenziale che non ha bisogno di tante parole, ma di uno sguardo di amore e di una mano tesa. Non dimenticate mai che “la peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale”» .
7. Mi rivolgo, infine, a tutti voi con le stesse parole di san Basilio, che non hanno perso la loro intensità: «Il pane che tu tieni per te è dell’affamato: il mantello che tu custodisci nel guardaroba è dell’ignudo; le scarpe che marciscono in casa tua sono dello scalzo; l’argento che conservi sotterra è del bisognoso. Sicché tanti sono quelli a cui fai ingiustizia, quanti quelli che potresti soccorrere» (San Basilio Magno). Questa Giornata mondiale dei Poveri non ci lasci indifferenti! Accogliamo anche noi l’invito del Papa e cerchiamo di essere promotori e costruttori di speranza. Il verbo “costruire” ha in sé un concetto tipicamente comunitario, non soltanto cristiano, ma anche civile. Siamo chiamati a costruire, “sporcandoci” per primi le mani, un mondo più giusto dove regnano la giustizia, la solidarietà, la pace, il bene comune. Invito i presbiteri, le catechiste, i catechisti, i responsabili delle aggregazioni laicali e delle confraternite a meditare ed a far conoscere questi pensieri che ho preparato per voi e cosi formare la sensibilità dei fedeli a guardare i più poveri con l’occhio di Cristo.
8. L’Arcidiocesi offrirà un altro gesto di solidarietà verso i poveri sabato 16 novembre, sia con l’inaugurazione di un’altra sede dell’Oasi di Misericordia (in locali dell’arcidiocesi, in Via Carlo V), espressione di una nuova fase relativa al “progetto estrema povertà”, sia con “La Tenda di Mamre”, sempre in via Carlo V, struttura di “bassa soglia”.Invito tutti i parroci, le aggregazioni laicali, le confraternite, le catechiste, i catechisti, tutti i fedeli a fare qualcosa per i fratelli più poveri in ogni parrocchia e poi ad offrire “UN BOCCONE” (un cesto di viveri a lunga scadenza, un’offerta in denaro, etc.) all’Oasi della Misericordia. Chi potrà porti tutto lunedì 18 a don Piero Puglisi o in Curia.
Conclusione Affido questi brevi pensieri a Maria, serva povera, ma ricca di ogni bene che viene da Dio, donna della perfetta speranza, paternamente e di cuore vi benedico uno ad uno!
Pregate per me.
1° novembre solennità di tutti i santi

+ p.Vincenzo Bertolone, Sdp
Arcivescovo Catanzaro Squillace
@ 01-11-2019 # Notizie
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