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don Italo Calabrò: Testimone della carità


La sua carità non aveva limiti: attenta, premurosa, umile. La riconduceva sempre a Cristo. "Siamo servi inutili", era una citazione che amava ricordare ogni qualvolta magari i suoi collaboratori erano orgogliosi per aver realizzato qualche buona azione o per essere riusciti in qualche iniziativa. Apriva continuamente "fronti" di servizio per i fratelli in difficoltà: iniziando con pochi strumenti realizzava grandi opere educative. Così, dopo la sua prima esperienza di accoglienza avviata a San Giovanni di Sambatello nella casa canonica, faceva nascere, grazie alla disponibilità di altri sacerdoti, laici e comunità cristiane, altre esperienze di solidarietà per i minori, i malati mentali, gli anziani. Don Calabrò credeva nell'importanza pedagogica tali scelte. Egli richiamava continuamente, infatti, la necessità per la Chiesa e per i cristiani di mettere a disposizione dei poveri i propri edifici e le risorse. "Se i beni della Chiesa non li mettiamo a disposizione delle necessità dei poveri" - ci diceva - " non sono benefici ma malefici della Chiesa". Gli stessi locali della diocesi, come quelli del "cortile della Curia", per molti anni furono ambito privilegiato per l'accoglienza dei poveri. La Chiesa diveniva "casa madre", focolare di amore, grembo materno che accoglie i figli più fragili. La Chiesa così fa proprie le fatiche e le sofferenze, le ansie e le angosce degli uomini e li accompagna in un cammino di speranza. La sua fede nella Chiesa Santa e Cattolica lo spingeva a calarsi nella realtà sociale per denunziare tutto ciò che opprimeva l'uomo e ne impediva la liberazione.
@ 08-10-2019 # Articoli
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