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Perché la mia caritativa? (Articolo Direttore Caritas)

Perché la mia caritativa?
Ognuno di noi vive un destino, cioè, una provocazione con cui è chiamato costantemente a confrontarsi con l’altro in un incontro in cui riscopre se stesso non perché fa un “qualcosa” e si ritrova sazio di un bene che viene dall’altro, sia un sorriso o un semplice grazie.
In quei momenti soddisfiamo il nostro fare.
La caritativa è altro.
Molti anni fa lessi il piccolissimo opuscolo” Il senso della caritativa” che si può trovare e scaricare sul sito www.caritasczsq.it cliccando su download. Mi confrontai con alcuni passaggi che mi hanno aiutato a riflettere su me stesso, sul vero senso della caritativa, andando al di là del semplice gesto del dono di un bene materiale che sia un pacco alimentare o una carezza.
Bisogna ritornare alle origini della propria vocazione umana per scoprire che ” Innanzitutto la natura nostra ci dà l'esigenza di interessarci degli altri. Quando c'è qualcosa di bello in noi, ci sentiamo spinti a comunicarlo agli altri. Quando si vedono altri che stanno peggio di noi, ci sentiamo spinti ad aiutarli in qualcosa di nostro. Tale esigenza è talmente originale, talmente naturale che è in noi prima ancora che ne siamo coscienti e noi la chiamiamo giustamente legge dell'esistenza. Noi andiamo in «caritativa» per soddisfare questa esigenza”.
Possiamo rischiare di intendere questa soddisfazione come un qualcosa che appaghi la nostra finalità, invece, è una continua ricerca che ci spinge sempre di più a vivere quella caritativa che è donarsi in tutto a Colui che si fa incontro.
Mi colpiva la testimonianza di quella suora del Cottolengo che, in età avanzata, nel letto dell’ospedale continuava a svolgere piccoli lavoretti. Quando le chiesi perché, giunta al tempo in cui doveva riposarsi, continuava a fare questo, mi rispose:”Essere fedele serva dei poveri: Questo è il nostro impegno”.
Tale fedeltà ci porta a guardare “I nuovi segni dei tempi” e, come direbbe Paolo VI^, occorre riproporsi in questo nuovo che viene di fronte a noi, nel nome di Cristo, col volto di Cristo, con l’amore di Cristo e con un cuore che rappresenta tutta la nostra persona.
Il testo citato sopra riporta ancora:” Io continuo ad andare in caritativa perché tutta la mia e la loro sofferenza hanno un senso».
In questo senso bisogna riscoprirsi insieme all’altro.
Solo così l’altro vive con me il senso della caritativa.
Se c’è questa comunione, non si tratta più di un dare, di un donare o di un ringraziare ecc… ma di un vivere.
Caritativa significa riscoprire ogni giorno che apparteniamo ad un Altro.
Quell’appartenenza è unica perché non siamo soli in un cammino della strada.
Don Tonino Bello direbbe:” Il Cristianesimo è la religione dei nomi propri e non delle essenze, dei volti concreti e non degli ectoplasmi, del prossimo in carne ed ossa con cui confrontarsi e non delle astrazioni volontaristiche con cui crogiolarsi “.
CELIA ROBERTO
@ 21-01-2019 # Articoli
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