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omelia S.Messa Gagliato Vincenzo Andolina


In occasione della S.Messa in cui ci siamo riuniti per pregare per il nostro fratello Vincenzo. Colgo l’occasione per aiutarci a riflettere sul dono della carità che viviamo tutti i giorni, ogni volta che ci confrontiamo con la sofferenza familiare.
Nelle occasioni in cui incontro i fanciulli del catechismo, riflettendo sui 10 comandamenti, sottolineo che il quarto comandamento non è come spesso ripetiamo ”Rispetta i genitori” ma “Onora il padre e la madre”.
Noi calabresi, abituati ad “arrunzare tutto” cioè usare la stessa parola per dandole lo stesso significato per tante espressioni.
Onorare significa amare il padre e la madre.
Si tratta di un amore vissuto, innanzitutto, in una presenza nella caritativa.
Molti di noi siamo figli di uomini che hanno vissuto il dramma del dopoguerra e che hanno costruito tutto ciò che ora ci è offerto. Godiamo di questo dono. Siamo figli di uomini e donne che hanno vissuto nella speranza di costruire. Come diceva don Giussani:”Nessuna madre mette al mondo un figlio se non ha la speranza nel futuro”. Onora la madre che ha vissuto con te la certezza che sei stato un dono e non “un caso”!
«I vostri figli non sono figli vostri... / sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita. / Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. / Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono (...) / voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. / L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane (…)». Khalil Gibran
Essere figlio è un cerchio che si stringe in un abbraccio verso colei che ti ha cullato, che d’inverno ti ha coperto ogni notte e che si è soffermata nelle notti e nel silenzio a vegliare sui tuoi sogni, immaginandoti già uomo.
È una grande sofferenza vedere crescere i figli, volerli già grandi, immaginare che stiano vivendo il loro destino, quel vissuto che Dio offre ad ognuno di noi con la paura delle cadute e di tutto ciò che verrà.
In questa sofferenza si vive quel legame “indissolubile” che ci fa essere famiglia.
Ogni volta che poso lo sguardo sulle rughe del volto di mia madre, riconosco il dono della bellezza. Ogni volta che tocco i calli di mio padre riscopro la dignità del lavoro.
Siamo figli che non si lasciano sfuggire il tempo! Riscopriamo questo amore, oggi, ogni volta che ci sembra di aver tempo domani per fare questo o quest’altro. C’è un oggi così come per i nostri genitori c’è stato un ieri! Uomini come il nostro fratello, hanno vissuto il dono della carità, perché hanno ricevuto un dono e hanno voluto condividere.
C’è bisogno di una certa sensibilità che faccia la differenza.
Direttore Caritas
@ 07-01-2019 # Catechesi
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