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Brague: «Anche in Europa i cattolici sono perseguitati. Bisogna difendere la fede»



In un’intervista ad Avvenire, il celebre filosofo francese Rémi Brague sottolinea le differenze tra le religioni e ammonisce l’Occidente: «Smettiamo di promuovere nozze gay, aborto, eutanasia e utero in affitto»


«Adesso, almeno in Europa, le persecuzioni contro i cattolici non sono violente. Altrove lo sono, anche se non si vuole molto parlarne. Da noi, sono per il momento ancora soft». Parla così il celebre filosofo francese Rémi Brague in un’intervista al quotidiano Avvenire.

Parlando delle persecuzioni in Europa e della necessità di difendere la fede cattolica, Brague, di cui Tempi ha pubblicato di recente la lectio magistralis tenuta alla Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia, afferma:

«Agiscono indirettamente. Con la derisione e il sogghigno. Col silenzio e il rifiuto di diffondere ciò che diciamo. Col rifiuto di affidare un posto a qualcuno che sarà percepito come “troppo cattolico”, cosicché occorrerà essere bravi il doppio degli altri per ottenerlo. Detto questo, noi non difendiamo i cattolici, ma la fede cattolica, e non è lo stesso. Chi dovrebbe farlo? Ma chiunque lo vorrà! Che si parli, si scriva, nel modo più intelligente e convincente possibile. Sapere poi se saremo ascoltati è evidentemente un’altra questione».

IL RUOLO FONDAMENTALE DEL «DOGMA»

L’anno scorso il filosofo ha dato alle stampe il saggio Sur la Religion, per fare chiarezza su un concetto usato ormai in modo troppo «banale» e per ricordare l’importanza fondamentale del «dogma»:

«Non accetto facilmente le nozioni di “tre religioni monoteiste” e di “tre religioni del Libro”. Non è allo stesso modo che le tre religioni comprendono che Dio è unico. Amo invece la parola ormai tanto vituperata, perché mal compresa, di “dogma” perché costruisce un oggetto della fede dai contorni ben definiti, proponendolo alla ragione e alla libertà, non all’affettività, al sentimento che, in fondo, crede molto meno in Dio che alla propria esperienza soggettiva».

«BASTA PROMUOVERE ABORTO E NOZZE GAY»

Interrogato sulle sfide che apre la presenza dei musulmani nelle società occidentali, risponde:

«I poteri pubblici dovrebbero chiedersi se il dinamismo demografico dei musulmani non sia un atteggiamento sano, e il nostro rifiuto della vita, invece, una sorta di malattia. È il vuoto delle nostre società un tempo cristiane che attira dei supplenti. In Francia, un organismo statale come l’Ined, è stato fondato nel 1945 per promuovere politiche d’incoraggiamento alla natalità. Oggi, sostiene la necessità dell’immigrazione. Un interrogativo salutare consiste nel chiedersi fino a che punto le persone provenienti da Paesi sottomessi all’islam vorranno accettare le regole in vigore nei nostri paesi, che non lo sono. Ma occorre porre queste domande chiaramente e cessare di promuovere misure dette “di portata sociale”, come le nozze gay, l’aborto, l’eutanasia, l’utero in affitto, che scioccano i musulmani».

www.tempi.it


@ 03-01-2019 # Articoli
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