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18 novembre: 2^ GIORNATA MONDIALE DEL POVERO. Riflessione del direttore della caritas Diocesana.


18 novembre: 2^ GIORNATA MONDIALE DEL POVERO. Riflessione del direttore della caritas Diocesana.

Il Santo Padre, proponendo il suo messaggio dal titolo” Questo povero grida e il Signore lo ascolta”, ha voluto che questa domenica fosse occasione di riflessione sulla povertà.
In questa occasione vorrei che ci soffermassimo a riflettere non solo sulla povertà e sulle relative conseguenze, ma anche sull’origine della povertà, sul perché l’uomo sceglie sempre di più la ricchezza e non la povertà.
In questo, mi hanno aiutato il testo:” Muta il mio dolore in danza” di Henry Nouwen. Significativo è il capitolo secondo “Dall’aggrapparsi al lasciare la presa”in cui si parla dell’esperienza dei trapezisti del circo. Noi pensiamo che il coraggio e, quindi il protagonista, sia, soprattutto, chi lascia l’arco del trapezio. In realtà tutto sta in colui che è pronto ad afferrarti quando sei in volo.
Questo paragone ci aiuta a capire che la fede che ci porta a vivere la carità sta nella libertà di lasciare il nostro trapezio e nell’ affidarsi all’altro. Riporto le parole dell’autore:”La nostra convinzione di doverci aggrappare saldamente a ciò di cui abbiamo bisogno costituisce una delle principali cause della nostra sofferenza. Allentare la presa dai nostri beni materiali…”
Se rimaniamo legati ai nostri beni, ai nostri affetti e ai nostri progetti ecc,.. non confidando in Colui che è tutto, rischiamo di chiuderci in noi stessi. Più volte il Papa ha ribadito:”Indifferenza di fronte alla povertà”.
La fonte della carità è la fede in Dio che ci offre la libertà di essere quel che siamo e che possiamo essere. “Dio ci invita a sperimentare la nostra perdita di controllo come un invito alla fede”. (H.Nouwen)
Cosa comporta, invece, questa ricerca di ricchezza che non si appaga mai? È come colui che compra di tutto, si costruisce una casa per contenere il tutto e, poi, per paura dei ladri, sta dentro a fare la guardia.
La domanda è:”Sei veramente libero?”.
La povertà dello spirito ci porta a vivere la libertà e solo lei ti fa amare l’altro.
La carità non è il dono che noi offriamo agli altri, a volte anche con la presunzione di essere noi padroni della loro vita. Il vero amore è tutt’altro. È rischio. Come Dio ha scommesso tutto su di noi, così noi dobbiamo fare con il prossimo.
Come vivere la mia fede di fronte alla povertà del mondo? Non è povero solo colui che non ha nulla. Esiste anche il povero esistenziale.
Se siamo liberi possiamo reagire alla sofferenza con compassione, tolleranza e con noi stessi. Dobbiamo essere una Comunità che si ama perché fondata sull’amore di Cristo che ci ha amati per primo.
Celia Roberto
@ 23-10-2018 # Articoli
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