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Reportage. Uganda, dove essere disabili è una colpa


Carolina Paltrinieri
Il 10% della popolazione ha un handicap fisico o cognitivo. Ma è considerato un male da estirpare, spesso con brutali pratiche sciamaniche. Una luce nel buio arriva da due laici francescani italiani


In Uganda, uno dei Paesi più poveri al mondo, sono moltissimi i casi di disabilità cognitiva e fisica: da stime ufficiali riguardano il 10% della popolazione. Le cause più diffuse sono poliomielite, malaria, infezioni ossee, paralisi celebrali, lesioni dalla nascita e malnutrizione. L’esistenza delle persone con disabilità in questo Paese è ancora fonte di grave sofferenza. Le famiglie di origine e le realtà a cui questi esseri umani appartengono generano esistenze di emarginazione, vergogna e umiliazione. Questa piaga sociale è un problema che è arrivato anche davanti agli occhi dei membri del Parlamento Europeo che il 15 marzo 2018 ha condannato l’Uganda per le violenze e gli omicidi commessi verso i disabili. La disabilità in questi luoghi dalla natura predominante è vista spesso come il segno fisico di un male da estirpare, spesso con pratiche sciamaniche che lasciano sul corpo del bambino ulteriori sofferenze. In un continente dove una creatura è pressoché un costo fintanto che non riesce a maneggiare un machete, a seguire una mandria o ad accudire i fratelli più piccoli, la presenza di una disabilità trasforma il peso in disgrazia, in una vergogna che spesso viene nascosta al resto della comunità.

Nella lingua locale il termine disabile non esiste. Non è considerata una condizione, queste persone si pensa siano possedute o vittime di malocchio da parte dei così detti Witch Craft. Per questo motivo la maggior parte delle famiglie fa ricorso ai Witch Doctor, streghe e stregoni che vivono nelle foreste di banani che, con erbe e lacci legati sul corpo cercano di guarire queste creature scacciando il demonio. Il Witch Doctorè la figura antitetica del Witch Craft, è colui che scaccia il maligno in contrapposizione a colui che lo invoca. Una luce nel buio per queste famiglie è la scuola per disabili fondata da Marta Novati e Giorgio Scarpioni che hanno iniziato l’attività di sostegno ai disabili in Uganda nel 2012. Sono due laici francescani che con Ewe Mama Onlus hanno fatto dell’Uganda la loro seconda casa da oltre sei anni. Qui, con l’aiuto dei Frati francescani della parrocchia di Rushooka, gestiscono un centro di accoglienza e istruzione per bambini disabili chiamato Karidaari Seed, (traducibile come “seme di senape”). Sotto il motto di «Disability is not inability», i bambini imparano a inserirsi nel mondo da cui prima erano del tutto preclusi. Solo imparando i lavori più semplici saranno poi accettati dalla famiglia quando faranno ritorno a casa (www.ewemama.org).
www.avvenire.it
@ 05-10-2018 # Notizie
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