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Caritativa o assistenzialismo?

articolo Del direttore caritas
Caritativa o assistenzialismo?

Rileggendo il messaggio dal titolo “ Questo povero grida e il Signore lo ascolta” che il santo padre ha riportato in occasione della 2^ giornata mondiale del povero(18-11-18), mi viene da ribadire che come tutto l’insegnamento di Papa Francesco tale messaggio induce il nostro cuore a porsi una domanda.
Come viviamo il nostro rapporto con il povero?
Il nostro fare la caritativa è sempre tale oppure è solo volontariato o assistenzialismo?
Papa Francesco a riguardo ci insegna :
” Se parliamo troppo noi, non riusciremo ad ascoltare loro. Spesso, ho timore che tante iniziative pur meritevoli e necessarie, siano rivolte più a compiacere noi stessi che a recepire davvero il grido del povero”.
Questo rapportarsi con il povero, dopo l’ascolto ci chiama ad essere risposta e perché questa non sia, appunto, assistenzialismo, bisogna andare oltre a ciò che solamente vediamo.
Come scriveva Carron:”Una cosa è semplicemente rispondere ad un’urgenza, a un bisogno, un’altra cosa è scoprire la natura del bisogno e chi può rispondervi”(Tracce maggio 2018)
L’assistenzialismo ci porterà a rimanere delusi. Pensiamo alle tante offerte per le missioni o ad altri aiuti umanitari. Cosa è avvenuto poi?
Se alla risposta non c’è un’educazione del vero bisogno, un’educazione ad aprirsi all’altro, non si può riconoscere la differenza tra “Caritativa e volontariato”.
Per quanto riguarda la caritativa potremmo riportare le parole del Papa:
” La risposta di Dio al povero è sempre un intervento di salvezza per curare le ferite dell’anima e del corpo, per restituire giustizia e per aiutare a riprendere la vita con dignità”.
Anche Gesù ha annunciato un nuovo metodo educativo. Pensiamo alle pagine del Vangelo su cui abbiamo meditato nel mese di agosto, al
“ Miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e poi al rifiuto di Gesù come Messia”.
“Gesù ha risposto a suo modo all’aspetto immediato del bisogno, alla per fame per esempio. Subito dopo avrebbe potuto fare un’ong.
Perché fa la Chiesa? Perché sa che quella gente avverte un bisogno più grande…
Il bisogno di cibo che avete è solo l’introduzione a capire la natura vera del vostro bisogno”. (Tracce maggio 2018)
Limitarsi al solo bisogno che vediamo, porta tutto ad assistenzialismo. Senza aver bisogno dei risultati statistici, il nostro “Fare” per i poveri è solo assistenzialismo. L’Abbè Pierre, invece, diceva:
”L'amore è vero solo se comincia dalla ricerca della giustizia.“
In un’occasione mi è capitato di parlare con un padre di famiglia che chiedeva aiuto per pagare una bolletta. Io gli dicevo:”Anche se ti pagassi sempre le bollette, non risolveremo mai la situazione”. Egli, giustamente, mi rispose:”Io vorrei lavorare”.
Questa deve essere la nostra risposta.
La Chiesa non può e non deve sostituirsi allo Stato, però deve educare affinché si costruisca il bene comune.
Carità significa, innanzitutto, esserci.
Josef Pieper traduceva così l’essenza dell’amore(carità):
”E’ bene che tu esista”.
Solo entrando in questo rapporto vivremo un fare che non è volontariato o assistenzialismo ma risposta alla profondità del bisogno. La caritativa è la risposta completa, la liberazione vera.
Concludiamo con un passo del messaggio del Papa:
” «Hai guardato alla mia miseria, hai conosciute le angosce della mia vita; […] hai posto i miei piedi in un luogo spazioso» (Sal 31,8-9). Offrire al povero un “luogo spazioso” equivale a liberarlo dal “laccio del predatore” (cfr Sal 91,3), a toglierlo dalla trappola tesa sul suo cammino, perché possa camminare spedito e guardare la vita con occhi sereni. La salvezza di Dio prende la forma di una mano tesa verso il povero, che offre accoglienza, protegge e permette di sentire l’amicizia di cui ha bisogno”.
@ 07-09-2018 # Articoli
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