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Rifugiati I 7 punti di Caritas per cambiare le politiche migratorie

Rifugiati
I 7 punti di Caritas per cambiare le politiche migratorie

di Antonietta Nembri 10 aprile 2018
Presentate dal direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, le proposte alle istituzioni italiane ed europee per dare «una risposta ai richiedenti asilo che favorisca la dignità e la convivenza serena nelle nostre comunità senza strumentalizzazioni politiche». Si va dalla riforma del sistema d'asilo, ai corridoi umanitari, dall'accoglienza diffusa alla riforma della Bossi-Fini e allo Ius soli
Sono sette le richieste di Caritas alle istituzioni, tre rivolte all’Europa e quattro all’Italia, per far sì che le politiche migratorie abbiano una visione a lungo termine e siano ispirate alla solidarietà. A livello europeo Caritas chiede: la riforma del sistema d’asilo, l’aumento delle vie d’accesso legali e il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati nell’ambito delle politiche migratorie esteriori. Alle istituzioni del nostro Paese la Caritas, “forte dell’incontro diretto con i migranti e del suo radicamento nel territorio”, come sottolinea nel documento indica come punti essenziali l’apertura di canali sicuri e legali di ingresso nella Ue per le persone che hanno diritto all’asilo (Corridoi umanitari); la promozione di un sistema di accoglienza diffusa che “eviti concentrazioni di migranti sul territorio, difficilmente gestibili, privilegiando il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestiti in collaborazione con i Comuni (Sprar) rispetto a soluzioni d’emergenza come i Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Gli altri due punti sono la riforma della Legge Bossi-Fini e lo Ius soli, come criterio per concedere la cittadinanza.

A formularle il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, a margine del convegno “Le politiche della Ue in tema di migrazione e asilo: quali ricadute sulle persone”.
«Basta strumentalizzazioni politiche, non ci si dimentichi dei richiedenti asilo che sono stati accolti e che fuori dai centri finiscono per strada senza una reale prospettiva di futuro» ha sottolineato Gualzetti ricordando anche che: «Nell’ultimo anno c’è stata una riduzione del 35% degli sbarchi e questo ha provocato anche un calo delle richieste dei posti per le accoglienze da parte delle Prefetture. Tuttavia oggi nelle nostre parrocchie abbiamo ancora 2360 persone già accolte alle quali bisogna garantire condizioni di vita dignitose per una convivenza serena nelle nostre comunità».

«La sfida più grande resta quella culturale», ha insistito il direttore di Caritas Ambrosiana. «Quando è venuto a Milano, un anno fa, il Papa ha esortato i fedeli ambrosiani a non dimenticarsi che, in quanto popolo di Dio, sono chiamati ad accogliere le differenze e ad abbracciare i confini. È stato un appello che il Pontefice forse ha voluto rivolgere da Milano, che si dice la più europea della città italiane, perché fosse accolto anche oltre i confini cittadini».

Presente al convegno l’assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino ha aggiunto «Questo sistema non funziona perché non affronta il tema di che cosa fare di quei richiedenti asilo che hanno ricevuto il diniego. Se da un lato non li rimpatri e dall’altro non ti occupi di loro, produci solo emergenza nell’emergenza. Bisogna lavorare sulla qualità dei processi di integrazione». Mentre il viceprefetto Francesco Umberto Garsia ha sottolineato che «Solo con un sistema a più livelli si può arrivare ad un’accoglienza diffusa equilibrata e sostenibile».

Massimo Minelli (presidente di Confcooperative Lombardia) ha messo in luce che «oggi in Lombardia dei circa 24mila posti per chiedenti asilo ben 22mila si trovano nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e solo 2mila negli Sprar, il Sistema di accoglienza per richiedenti asilo gestito dai sindaci e dove si lavora per l’integrazione, perché meno di 100 comuni dei 1523 presenti in Lombardia aderiscono a questi programmi».

Da parte sua, l’europarlamentare Patrizia Toia ha puntato l’indice contro la tendenza ad attribuire all’Europa la responsabilità della cattiva gestione delle politiche migratorie: «Il Parlamento europeo ha approvato la riforma del trattato di Dublino per superare l'obbligo di permanenza nei Paesi in cui si chiede asilo. Ma il Consiglio non lo sta approvando. Cosa farà l'Italia? Stiamo attenti a criticare l'Europa quando sono in realtà gli Stati membri a rimanere immobili».
@ 17-04-2018 # Notizie
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