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L’invito del papa ad accogliere i profughi e la risposta immediata della Chiesa Italiana

L’invito del papa ad accogliere i profughi e la risposta immediata della Chiesa Italiana
Raffaele Iaria

Non basta dire “coraggio, pazienza!” ma occorrono gesti concreti di solidarietà. Papa Francesco, domenica scorsa, al termine della preghiera mariana dell’Angelus in piazza San Pietro, ha invitato le Chiese e i fedeli d’Europa, in vista del Giubileo della Misericordia, ad un gesto concreto per accogliere i migranti.
“Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere ‘prossimi’ dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: ‘Coraggio, pazienza!...” ha detto il Papa sottolineando che la speranza cristiana è “combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura”. Da qui l’invito alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri, ai santuari d’Europa ad ospitare ognuno una famiglia, “incominciando dalla mia diocesi di Roma”.
“Misericordia è il secondo nome dell’Amore” ha ricordato il Papa a tutti i fratelli vescovi d’Europa, perché sostengano il suo appello, cosi come si farà la città leonina. Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi.
Un appello raccolto subito dalla Chiesa italiana “con la gratitudine di chi riconosce nel Successore di Pietro colui che, anche nelle situazioni più complesse, sa additare le vie per un Vangelo vissuto” e che “trova le nostre Chiese in prima fila nel servizio, nell’accompagnamento e nella difesa dei più deboli”.
Quello di Papa Francesco è un appello che in queste settimane “custodiremo nel respiro della preghiera e del confronto operativo, arrivando a fine mese a consegnarlo al Consiglio episcopale permanente (30 settembre- 2 ottobre), al fine di individuare modalità e indicazioni da offrire a ogni diocesi”, hanno scritto in una nota il cardinale Angelo Bagnasco e monsignor Nunzio Galantino, rispettivamente presidente e segretario generale della Cei. Per l’Anno della Misericordia, aggiungono, “il Santo Padre ci chiede di ‘aprire il nostro cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica’ e poi chiude in un’‘indifferenza che umilia’”.
“Oggi rinnoviamo la nostra disponibilità a curare queste ferite con la solidarietà e l’attenzione dovuta - concludono -, riscoprendo la forza liberante delle opere di misericordia corporale e spirituale, via che conduce sempre più al cuore del Vangelo”.
“L’appello – ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, p. Federico Lombardi - è appunto un appello alla solidarietà e all’accoglienza, a una risposta creativa e generosa, che nasce dal cuore del Papa nel contesto della preparazione a un Giubileo della Misericordia che si deve attuare in particolare attraverso le opere, e non si riferisce a un piano operativo e organizzativo predefinito”. “Quando il Papa parla delle parrocchie - precisa il direttore della sala stampa - intende infatti le comunità parrocchiali come comunità inserite nel territorio e non solo i parroci con le case
‘canoniche’; le comunità parrocchiali potranno trovare in forme diverse le vie adatte per realizzare l’accoglienza”, mentre quando parla delle comunità religiose “tornano alla mente le parole forti che aveva già usato tempo nella visita al Centro Astalli di Roma con riferimento ai ‘conventi vuoti’.
In questi giorni molte le iniziative dei vescovi e degli istituti religiosi che si sono dichiarati disponibili all’accoglienza di migranti.

www.cem2000.it
@ 15-09-2015 # Articoli
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